Gianni Tonelli: «Ringrazio Ilaria Cucchi per la pubblicità, la invito ad intervenire ancora affinché io possa spiegare le motivazioni che mi hanno costretto allo sciopero della fame di 61 giorni»
«Non ero a conoscenza del fatto che Ilaria Cucchi avesse attirato l’attenzione del presidente della Camera Roberto Fico e del presidente della commissione antimafia Nicola Morra su alcune vicende processuali nelle quali sono stato coinvolto. Le iniziative della Cucchi solitamente non mi stupiscono, ma questa mi compiace e vorrei volgerle il mio personale ringraziamento». Lo dichiara l’on. Gianni Tonelli, deputato della Lega e segretario generale aggiunto del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap).
«I reali termini della vicenda giudiziaria oggetto della missiva della Cucchi – prosegue Tonelli – fanno riferimento al mio sciopero della fame durato 61 giorni in un gazebo in Piazza Montecitorio, a seguito dell’attentato terroristico al Bataclan e seguito da decine di milioni di italiani. Fu una mia personale forma di protesta che ebbe notevole clamore mediatico, per cui nulla di nuovo o clamorosamente sconosciuto per i presidenti della Camera e della Commissione antimafia, Fico e Morra. Dirò di più – dice ancora Tonelli – quella vicenda fu più volte oggetto del dibattito parlamentare in aula, durante la scorsa legislatura. Da quel mio sciopero della fame è nato un libro intitolato “il digiuno della legge”, la cui vendita è finalizzata alla beneficenza per le vittime delle Forze dell’Ordine. Mi fa davvero piacere che la signora Cucchi abbia colto l’importanza di queste vicende, tanto da aver contribuito con la sua pubblicità a farle conoscere sottoponendole all’attenzione del presidente della Camera e del presidente della Commissione Antimafia. Ilaria Cucchi- ha dimostrato di condividere quelli che sono gli intenti del mio libro “Il digiuno della legge”. La invito pertanto, ad intervenire nuovamente sul presidente Morra e sul presidente Fico, affinché le vicende oggetto del mio libro sul quale lei ha attirato l’attenzione, possano essere approfondite e dibattute in Commissione e in aula, poiché quanto descritto – conclude – rappresenta una delle pagine più indegne e vergognose della vita pubblica e istituzionale del nostro paese».
Roma, 31 gennaio 2020

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